La crisi colpisce soprattutto i lavoratori stranieri: +44% l’aumento del numero di disoccupati rispetto al +9,7% degli italiani. Situazione molto preoccupante soprattutto nelle regioni del Nord.

Questo uno dei risultati di uno studio pubblicato qualche giorno fa dalla Fondazione Leone Moressa che ha analizzato i dati Istat del mercato del lavoro aggiornati al terzo trimestre 2009

Eppure, nel corso degli ultimi nove mesi del 2009 gli occupati stranieri sono aumentati del +9,5% contro un calo del -2,4% degli italiani. Tale incremento è principalmente riferito ai dipendenti (+11,1%) a tempo indeterminato (+13,2%), mentre per le medesime posizioni occupazionali si registrano invece segni negativi per la componente italiana del mercato del lavoro nazionale.

Come si conciliano i dati su disoccupazione e occupati? Per spiegarlo, la Fondazione Moressa allarga lo sguardo a diverse variabili.

Peso degli stranieri sul mercato del lavoro. Gli stranieri rappresentano nel 2009 l’8,4% delle forze di lavoro, ma il loro peso aumenta se si considerano i disoccupati: tra 100 persone che cercano lavoro, quasi 12 sono straniere (contro 9,4 dello scorso anno), mentre se si tratta degli occupati l’incidenza supera di poco l’8% (contro il 7,3% del 2008).

Questo significa che nell’arco dell’ultimo anno è aumentato in proporzione di più il peso dei disoccupati stranieri rispetto agli occupati, facendo propendere per la prima ipotesi, cioè che siano gli stranieri ad aver subito di più la crisi.

I tassi di occupazione e disoccupazione. Se si guarda al tasso di occupazione, gli stranieri presentano dei valori molto più alti (63,6%) di quelli degli italiani (43,8%), anche se nell’arco di un anno per entrambe le nazionalità il dato è diminuito.

A evidenziare un maggior peggioramento della situazione lavorativa degli stranieri rispetto agli italiani è invece il tasso di disoccupazione. Se quello degli stranieri si attesta al 10,7%, per gli italiani questo si ferma al 7,2%.

Inoltre, occorre anche considerare come nell’arco di un anno il tasso di disoccupazione si sia amplificato maggiormente tra la componente straniera del mercato del lavoro aumentando di 2,4 punti percentuali, mentre per gli italiani l’aumento è stato di 0,7 punti percentuali. Questo è un altro elemento che farebbe ipotizzare come la crisi abbia avuto maggior impatto tra gli stranieri presenti nel nostro mercato del lavoro.

Nelle regioni. A livello territoriale si possono evidenziare alcune peculiarità, sia in termini di strutturali, che dinamici. Innanzitutto occorre sottolineare come nel territorio italiano mediamente gli stranieri presentino dei tassi di disoccupazione più elevati dei propri corregionali di nazionalità italiana, ad eccezione di alcune aree del Sud come Campania, Puglia, Calabria, Sicilia e Sardegna.

In quanto al confronto temporale, anche in questo caso la tendenza generale è quella di un incremento del tasso di disoccupazione maggiore tra gli stranieri rispetto agli italiani; ma vi sono regioni in cui la dinamica è opposta, come ad esempio il Friuli Venezia Giulia, Liguria, Umbria, Campania, Basilicata e Sardegna, dove addirittura il tasso di disoccupazione straniero sembra essere diminuito nell’arco di un anno.

“L’aumento innegabile del numero di occupati stranieri è dettato da un incremento della popolazione residente e di conseguenza della forza lavoro” affermano i ricercatori della Fondazione Leone Moressa. “Questo dato di per sè positivo, deve però essere letto assieme ai dati sulla disoccupazione che mostrano un quadro di netto svantaggio per gli stranieri rispetto agli italiani”.

“E’ innegabile quindi – concludono i ricercatori – che la crisi abbia colpito tutti, anche se il suo impatto è stato più forte nelle fasce più deboli della società, soprattutto per gli stranieri e per i giovani”.