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L’omicidio di Sanaa Dafani, la giovane 23enne di origine marocchina uccisa dal padre nel settembre 2009; la ribellione di Rosarno del 7 gennaio 2010; la vicenda della mensa scolastica di Adro dell’aprile 2010; l’omicidio di Maricica Hahaianu, 33enne romena uccisa a seguito di un litigio nella stazione della metro Anagnina di Roma l’8 ottobre 2010.
Sono alcuni degli avvenimenti che hanno caratterizzato il dibattito pubblico sull’immigrazione e su cui si è concentrato il secondo “Libro bianco sul razzismo” realizzato da Lunaria e presentato sabato 29 ottobre a Roma. Cronache di ordinario razzismo è il titolo del rapporto che ha analizzato i media dal 15 luglio 2009 al 31 agosto 2011 e da cui emerge, secondo gli autori, “l’intolleranza, la xenofobia e il razzismo che abitano le nostre città, attraversano il mondo della politica e le pagine dei media, ispirano sempre più spesso le scelte istituzionali”. A distanza di due anni dalla pubblicazione del suo primo libro bianco, Lunaria propone una selezione degli 861 casi di discriminazione e di razzismo monitorati sulla stampa e sul web per ricostruire l’evoluzione del razzismo quotidiano in Italia nelle diverse sfere della vita pubblica. Un viaggio nell’orrore da nord a sud, senza dimenticare il lavoro nero e lo sfruttamento delle braccia straniere in agricoltura, le violazioni dei diritti umani nei Centri di identificazione ed espulsione, le navi prigione allestite per “liberare” Lampedusa dai tunisini, il divieto di accesso per la stampa e le associazioni non accreditate ai Cie e ai Cara. Il “pacchetto sicurezza” fa da cornice a quello che i curatori del volume definiscono senza mezzi termini “razzismo istituzionale”. Ma anche in queste vicende, i mass media, i giornalisti e gli opinionisti sono la nota dolente, accusati di usare categorie arbitrarie, di fare confusione fra orientamenti religiosi e nazionalità, di ignorare i termini corretti o, peggio, di malizia, sciatteria e sbavature razziste. Alcuni esempi riportati nel secondo Libro bianco sul razzismo riguardano i principali quotidiani e le agenzie di stampa nazionali. Si parte dal Corriere della Sera del 20 dicembre 2010 che pubblica un editoriale di Giovanni Sartori L’integrazione degli islamici che ripropone “la vecchia tesi – un’autentica ossessione – della radicale inintegrabilità degli immigrati musulmani”. A questo proposito, si legge nel volume: “Oltre a perpetuare l’abituale confusione grossolana fra nazionalità e orientamento religioso, non degna di un politologo, oltre a far finta d’ignorare che si può essere indiani e musulmani, cinesi e musulmani, marocchini e cristiani, tunisini ed ebrei, maghrebini e agnostici, iracheni e atei, e così via, egli mostra di non conoscere dati empirici basilari. Fra questi, un dato che in base ai suoi criteri dovrebbe essere indice di scarsa integrazione proprio degli “asiatici”: secondo stime della Fondazione Ismu (relative al 2008 ma ancor oggi tendenzialmente valide), in Italia la maggior parte degli immigrati irregolari proviene infatti da paesi asiatici, in testa la Cina”. Torna in auge nei titoli e negli articoli anche il termine “vù cumprà”. Una notizia Ansa del 18 aprile 2011 titola: Protesta venditori souvenir contro vu’ cumprà. Lo stesso giorno Il Gazzettino informa che Massimo Cacciari, intervistato in proposito, ha dichiarato: “A me non danno fastidio: qualsiasi città italiana è piena di vu’ cumprà”. Repubblica.it in un servizio del 28 agosto 2011, usa “vu’ cumprà” per riferire dell’azione meritoria compiuta da alcuni migranti: la pulizia volontaria di alcune strade a Napoli. Anche nell’uso dei termini, i giornalisti della carta stampata sono accusati di ignoranza. Scambiano spesso i nigeriani per ‘nordafricani’ e confondono i Centri di detenzione per stranieri irregolari con quelli di accoglienza per richiedenti asilo. In quest’ultimo caso viene citato come cattivo esempio l’articolo di Alberto Custodero e Corrado Zunino, Guerriglia nei Cie, è strategia della violenza, su la Repubblica del 3 agosto 2011. Invece su Le Monde Salvatore Aloise non parla mai di ‘clandestini’ e sa distinguere correttamente le diverse tipologie di centri. Per quanto riguarda gli sbarchi a Lampedusa, “il linguaggio è biblico, bellicoso, catastrofico (fino all’infelice espressione “tsunami umano”), e induce i lettori/spettatori a sentirsi sotto assedio, profondamente minacciati e in stato di pericolo”. “Scenario apocalittico” ed “esodo biblico senza precedenti” sono termini usati anche dal Governo, in particolare dal ministro dell’Interno Roberto Maroni che crea allarmismo. Alcuni esempi di titoli delle principali testate italiane: Clandestini fuori controllo. E l’Italia teme l’invasione (La Stampa), Una marea di profughi (Il Giornale); Dalla Libia può arrivare un’ondata di immigrazione di proporzioni catastrofiche (Il Sole 24ore); Navi, aerei e paura: Lampedusa pronta come a una guerra (La Stampa). Informazioni: www.lunaria.org. (Al. Col.) |