 Negli anni della crisi, a partire dal 2008 e fino al 2010, la disoccupazione dei lavoratori stranieri è aumentata di ben tre volte e mezzo rispetto a quella dei loro colleghi italiani (+ 63,1% per gli immigrati, contro + 18,4% degli italiani). Nel secondo trimestre 2011 gli stranieri disoccupati hanno toccato quota 278 mila (140 mila di loro godono di forme di sostegno al reddito).
Anche il tasso di occupazione degli stranieri, nello stesso arco di tempo, si è ridotto notevolmente (dal 68,7 al 63,5), più che per gli italiani (sceso di soli 2,1 punti). Parallelamente il tasso di disoccupazione degli stranieri è cresciuto di tre punti toccando nel primo semestre 2011 quota 11,6%. Ancora: secondo l’indagine Excelsior di Unioncamere sulle intenzioni di assunzioni, le previsioni per il 2011 per il personale straniero non stagionale, sono allo stato di soli 56 mila unità, contro gli oltre 111.000 del 2008. In uno studio realizzato dal Ministero del Lavoro, appare un quadro molto critico della situazione occupazionale dei cittadini stranieri, ma anche della scarsa efficacia di strumenti di programmazione come il decreto flussi. Per la Direzione Immigrazione del Ministero, infatti, sarebbe comprovata l’inefficacia del DPCM (strumento utilizzato dal Governo per decidere le quote d’ingresso annuali per lavoro di cittadini provenienti da Paesi Terzi). Secondo gli autori dello studio, la performance dell’ultimo D.P.C.M. (febbraio 2011) è stata veramente povera. La quota per il lavoro subordinato non stagionale è stata prevista per 98.080 lavoratori. Sono arrivate 424.838 domande (di cui 312.320 per lavoro domestico), ma sono stati rilasciati solo 42.910 nulla osta e, a novembre scorso, erano stati sottoscritti solo 12.027 contratti di soggiorno (meno di un ottavo delle quote previste). Stessa storia, per il decreto degli stagionali: 60 mila quote programmate, 67 mila domande presentate, 20.643 i nulla osta concessi e solo 7.379 i permessi di soggiorno firmati. Per gli autori del report, non c’è dubbio che il ruolo istituzionale del DPCM (matching tra domanda ed offerta di lavoro etnico) non raggiunge minimamente gli obiettivi previsti e quindi va profondamente riformato. Per l’insieme di queste motivazioni, la Direzione Immigrazione del Ministero del lavoro “sconsiglia l’adozione di un decreto flussi per ingressi di lavoro subordinato”, per quest’anno “anche al fine di evitare un incremento anomalo di persone in cerca di occupazione, con effetti indesiderati sul mercato del lavoro, particolarmente riconducibili alla crescita del lavoro sommerso”. Secondo il ragionamento di Forlani, se ci sono oltre 270 mila stranieri disoccupati (tra l’altro con la spada di Damocle di dover trovare lavoro entro sei mesi, pena l’espulsione), invece di far entrare nuove persone, meglio che le imprese peschino dall’esercito di disoccupati etnici, che tra l’altro sono a portata di mano ed hanno già accumulato esperienza professionale. Per quanto riguarda lo strumento del decreto flussi, la direzione di Via Fornovo “ritiene necessaria una riflessione approfondita sulle modalità stesse di programmare e amministrare il rilascio delle quote di nulla osta al lavoro nell’ambito dei DPCM annuali”. Per Via Fornovo, va “sperimentata una metodologia di rilevazione dei fabbisogni e dei trend di medio periodo a supporto della programmazione dei flussi”. Il Ministero suggerisce tre direttrici: a. Definizione dei trend demografici, sia per l’Italia che per i Paesi di provenienza dei migranti, con previsione degli andamenti domanda – offerta; b. Rilevazione dei bisogni professionali in Italia che debbano essere soddisfatti dai flussi di lavoro dall’estero; c. Rilevazione delle scadenze di lavoro in essere e della “reimpiegabilità” degli stranieri disoccupati in Italia. Forlani richiama la necessità di “fornire agli sportelli unici per l’Immigrazione l’elenco delle scadenze territoriali dei rapporti di lavoro in essere” (fonte:comunicazioni obbligatorie), in modo da costruire un data base quantitativa delle disponibilità di reinserimento dei disoccupati immigrati, all’interno però dei sei mesi previsti per “attesa occupazione”. In conclusione il Ministero del Lavoro intende operare lungo due direttrici: 1. Privilegiare il mercato interno, sospendendo nel frattempo i decreti flussi per lavoro subordinato; 2. Qualificare i flussi dai Paesi d’origine sul lavoro stagionale e sulle quote dei lavoratori formati o di alta professionalità. Su tutti questi aspetti, la Direzione per l’Immigrazione ha convocato a breve un incontro con le parti sociali. |