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La crisi nordafricana spinge gli immigrati a chiedere asilo in ItaliaUna iniziativa sui diritti di cittadinanza è stata promossa dal Consiglio italiano per i rifugiati e l’Associazione “Nessun Luogo è Lontano”. L’idea è mettere a confronto forze politiche e società civile sulle proposte di legge già presenti in Parlamento, con l’obiettivo di riannodare il dialogo interrotto su questa materia sin dal 2009.
Dal 2008 il trend era in calo, tanto che nel 2010 era stato raggiunto il numero minimo di richieste di asilo politico in Italia. Ma è stato soprattutto a causa degli eventi in Nord Africa, soprattutto in Tunisia e in Libia, se le domande di asilo da parte di immigrati in fuga nel primo semestre 2011 sono raddoppiate: sono state infatti 10.860 le richieste presentate in Italia, con un incremento del 102% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. È quanto emerge dal Rapporto 2010-2011 dello Sprar, il Sistema di protezione per i richiedenti asilo e rifugiati, curato da Cittalia Fondazione Anci Ricerche. Il Rapporto ha fotografato le attività di accoglienza realizzate dagli enti locali in collaborazione con il terzo settore. L'aumento cospicuo di sbarchi e di domande di protezione «hanno avuto significative ricadute sull'apparato dell'accoglienza per rifugiati e richiedenti asilo, determinando - si legge nello studio - una diversificazione degli interventi e una stratificazione dei sistemi di accoglienza», dovuta anche al decreto della Presidenza del Consiglio (del 12 febbraio) che ha dichiarato «lo stato di emergenza nel territorio nazionale in relazione all'eccezionale afflusso di cittadini appartenenti ai Paesi del Nord Africa».
Il Trattato con la Libia aveva fatto calare le domande di asilo
Una tendenza che ha fatto risalire le domande di asilo, in calo da tre anni. Se nel 2008, infatti, si trattava di oltre 31mila persone, nel 2009 le domande si sono quasi dimezzate (17.603 ovvero -42,3% rispetto al 2008) fino a ridursi notevolmente nel 2010, quando i rifugiati in Italia erano poco più di 56mila. Se tre anni fa, tra i 44 Paesi industrializzati, l'Italia era il quinto paese destinatario dei richiedenti asilo - si legge ancora nel Rapporto - nel 2010 è divenuto 14esimo. Questo cambiamento è dovuto alla ratifica del "Trattato di amicizia, partenariato e cooperazione" con la Libia approvato dal Parlamento nel febbraio 2009, che ha portato all'intensificazione del controllo alle frontiere al fine di contrastare l'immigrazione irregolare, portando ad una significativa diminuzione degli arrivi via mare e conseguentemente delle istanze di protezione internazionale.
Al Lazio il record dell'accoglienza, Lombardia seconda
Nel corso del 2010 la rete dello Sprar ha coinvolto 2010 piccoli comuni e aree metropolitane, con 3.146 posti di accoglienza che hanno consentito la presa in carico di 6.855 beneficiari richiedenti e titolari di protezione internazionale. In quest'ottica il primato dell'accoglienza spetta al Lazio, grazie soprattutto all'impatto positivo espresso dalla città di Roma, con quasi un quarto delle accoglienze totali. La graduatoria delle regioni che si sono distinte nel 2010 per maggiore capacità di accoglienza vede dopo il Lazio (con 1.580 accolti, 466 strutture e 21 progetti) la Lombardia (1.163 accolti), la Sicilia (807), la Puglia (499) e l'Emilia Romagna (439), con un netto divario, sottolinea il Rapporto, con altre realtà territoriali come ad esempio il Trentino-Alto Adige (42), l'Abruzzo (32), il Molise (32) e la Sardegna (31). In ogni caso, viene rilevato, «fatte le dovute proporzioni tra numero dei progetti e dei posti messi a disposizione della rete dello Sprar e il valore assoluto delle accoglienze, risultano comunque molto alti anche la capacità e il potenziale di accoglienza di regioni che ospitano anche un solo progetto del Sistema di Protezione».

 
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