 In marcia per dire no al razzismo. L'Italia antirazzista sfila a Milano, Napoli e Firenze. Nella città della tragedia, che ha visto due senegalesi uccisi dal militante di estrema destra Gianluca Casseri, i manifestanti sono in 15mila. Un fiume di persone.
La partenza è stata da piazza Dalmazia: la prima tappa della follia del killer-ragioniere. Per dare un messaggio di sdegno contro la xenofobia che ha coinvolto la comunità senegalese nel capoluogo toscano. Si ricordano Modou Samb 54 anni e Mor Diop 45 anni, oltre ai tre connazionali feriti. E il flusso è già vivo dalla mattina, con la comunità senegalese che prega sui tappetini e recita versi del Corano, trasformando il luogo in un pellegrinaggio, che coinvolge tutti insieme, senegalesi italiani egiziani e non. Tutti, proprio come è ormai l'identità di questa Italia multietnica, che qualcuno voleva cancellare. Vengono lasciati messaggi, fiori e disegni di bambini. Ma il dolore è forte, la ferità è profonda. Il portavoce della comunità senegalese Pape Diaw dice: «Da oggi niente sarà più come ieri», su un cartello oltre la foto di Modou ci sono le foto della moglie e della figlia di 13 anni. «Tredici anni senza vedere la sua famiglia – c'è scritto accanto alle immagini – e il suo sogno si è fermato il 13 dicembre». Accanto alla foto dell'altra vittima Mor Diop, la scritta: «Perché ha scelto solo i senegalesi al mercato?». Con la comunità senegalese sono presenti anche molti volti della politica. In testa al corteo ci sono il sindaco Matteo Renzi, il governatore della Toscana Enrico Rossi e il leader di Sel Nichi Vendola, arrivati insieme. E poi il leader del Pd Pier Luigi Bersani, Rosy Bindi e il segretario di Rifondazione Paolo Ferrero. A Verona ha sfilato anche il sindaco leghista Flavio Tosi. Segnando un po' un'eccezione nel panorama del Carroccio. Ed è proprio alla Lega che sono rivolte le parole di ieri di Andrea Riccardi, dopo la polemica sulla visita da parte del nuovo ministro della cooperazione e integrazione al campo Rom di Torino che negli stessi giorni della tragedia fiorentina era stato oggetto di un raid punitivo da parte di italiani. Clima di xenofobia: «Le parole in certi casi diventano armi, qualcosa di pesante», ha detto il ministro. «Credo che troppo si è predicato il disprezzo, si è parlato con durezza di gruppi etnici minoritari. Poi si è detto: son cose così, urliamo e le parole non pesano. Pesano, invece, eccome». «Quello che è successo non è un gesto isolato di un folle, sarebbe troppo facile dire così, ma di una cultura e di una tolleranza verso ideologie xenofobe e razziste che abbiamo avuto», dice invece il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi che fa appello al presidente della Repubblica perché conceda la cittadinanza ai senegalesi feriti. Insiste sul linguaggio Nichi Vendola, leader di Sel e governatore della Puglia: «Il razzismo è stato sdoganato dalle classi dirigenti per un tempo lunghissimo. Il linguaggio del potere è stato un linguaggio razzista». Per Pierluigi Bersani «bisogna avere una reazione sul piano culturale e civile perché siano bloccati immediatamente i rigurgiti di tipo razzista. Bisogna chiedere alle istituzioni di fare la loro parte reprimendo con severità i fenomeni di terrorismo razzista. In un momento di crisi c'è l'esigenza di essere vigili e ribadire un concetto di fondo, la comune unità degli uomini. La politica deve partire da questo - ha concluso Bersani - se no non è politica». Da Casapound intanto ribadiscono la loro estraneità rispetto all'omicida, ma niente scuse: «Il nostro stile politico ci ripulirà da una macchia che ci ha sporcati ingiustamente e per cui non abbiamo nessuna colpa nè sentiamo di dover chiedere scusa a nessuno». |