Mentre alcuni di loro vivono in completa clandestinità, altri sono noti alle autorità, ma non possono essere espulsi per ragioni amministrative o umanitarie. Una ricerca FRA (Agenzia Europea per i diritti fondamentali) indica che la mancanza di uno status legalmente riconosciuto, rende milioni di persone vulnerabili e potenzialmente soggetti a gravi violazioni dei diritti fondamentali, tra cui varie forme di sfruttamento, mancanza di accesso ai servizi di base (Salute, Educazione, ecc..), e libero accesso alla giustizia. E’ su questa importante tematica che il 21 ed il 22 novembre scorsi, si è tenuta a Varsavia la Conferenza sui Diritti Fondamentali, quest’anno dedicata ai migranti irregolari.
La due giorni di dibattito è stata promossa dalla “Fundamental Rights Agency”, agenzia europea di tutela dei diritti umani fondamentali, ed ha coinvolto oltre 300 partecipanti provenienti dai 27 Paesi Membri della UE, tra cui esponenti istituzionali, esperti, giuristi, sindacalisti, ONG ed altri rappresentanti della società civile. Per l’Italia, oltre alla UIL, erano presenti rappresentanti di FRA Italia, l’UNAR, ASGI, associazioni del terzo settore attive sul tema dei migranti irregolari. Per la UIL era presente Giuseppe Casucci, del Dipartimento Politiche Miagratorie. Contributi importanti sono venuti, tra l’altro, da Cecilia Malmström, Commissario per gli Affari Europei, Belinda Pyke, direttrice per le migrazioni ed i confini della Commissione Europea, Radosław Sikorski, ex ministro degli Esteri Polacco, Pedro Augusto Almeida Freire, Vice Presidente della Confederazione Portoghese del Commercio e Servizi, Rudy De La rue, dell’ILO e Michele LeVoy, direttrice di PICUM, Platform for International Cooperation on Undocumented Migrants. Vivo e toccante anche l’intervento di una migrante Ucraina, Oleksandra Gusak, arrivata in Polonia nel 2001 e rimasta in condizioni di clandestinità fino a pochi mesi fa.
Le conclusioni della conferenza sono state fatte da Morten Kjaerum, direttotre di FRA, European Union Agency for Fundamental Rights. Va particolarmente menzionato lo studio realizzato da Adriano Silvestri, programme manager della ricerca legale della stessa FRA, intitolato “Fundamental rights of migratns in an irregular situation in the European Union”. Maggiori informazioni sullo studio sono reperibili su questo sito:
http://fra.europa.eu/fraWebsite/home/home_en.htm Gli tra gli obiettivi della FRC quest'anno c’erano:
a) Informare il dibattito tra specialisti, operatori e decisori politici a livello europeo e nazionale sulla situazione dei migranti irregolari nei 27 Stati membri e aumentare la consapevolezza circa la necessità di sviluppare adeguate politiche e pratiche che garantiscono i diritti dei migranti irregolari.
b) Discutere di pratiche di follow-up alla ricerca FRA su questo tema, al fine di promuovere l'integrazione delle norme fondamentali del diritto nella gestione delle migrazioni.
c) Realizzare un forum per il networking e la condivisione delle prassi promettenti per supportare l'accesso ai diritti fondamentali dei migranti irregolari.
Un certo numero di aspetti, dunque, che richiedono iniziative da parte delle istituzioni e degli attori sociali, compresa, tra le altre cose, la necessità di:
• tener conto dei diritti fondamentali dei migranti in condizione di irregolarità, anche quando abbiano ricevuto un provvedimento di rimpatrio, ma che non lo siano stati per difficoltà amministrative o ragioni umanitarie. Sviluppare meccanismi capaci di porre fine a situazioni di limbo legale derivanti da situazioni prolungate di non rimozione;
• evitare misure sproporzionate che minano l'accesso da parte dei migranti irregolari, ai diritti fondamentali (quali arresti nelle vicinanza di scuole o ospedali) e obbligo di segnalazione ai servizi sociali), nella fase di individuazione e la cattura di immigrati irregolari;
• eliminare gli ostacoli giuridici e pratici che rendono difficile o impossibile per i migranti in situazione irregolare di accedere alla giustizia, per esempio, quando sono sfruttati o maltrattati dai datori di lavoro.
Pur riconoscendo che le politiche di prevenzione dell'immigrazione irregolare sono legittime, la Fundamental Rights Conference ha posto l’attenzione sulla necessità di garantire che i diritti fondamentali dei migranti irregolari siano rispettati in ogni momento. I temi di discussione erano nel quadro della Carta dei diritti fondamentali dell'UE, internazionali e regionali (Consiglio d'Europa), standard dei diritti umani, compreso il quadro internazionale del diritto del lavoro.
Più ampio contesto
I temi del convegno hanno riguardato l’attuale e la futura politica dell'UE e gli sviluppi legislativi, come previsto nel programma di Stoccolma in particolare. L'attuale politica dell'UE mira a prevenire l'immigrazione irregolare attraverso la riduzione fattori di attrazione, ma riconosce anche la realtà di una forte domanda di manodopera straniera in tutta l'UE e, quindi, la necessità di facilitare l'immigrazione regolare attraverso lo sviluppo di sistemi di immigrazione legale. Gli strumenti di controllo dell'immigrazione adottati comprendono le direttive 2008/115/UE (rimpatri) e la 2009/52/UE (sanzioni ai datori di lavoro che occupano lavoratori irregolari). Nonché le proposte di direttive in discussione sui 'lavoratori stagionali' (un gruppo particolarmente vulnerabile allo sfruttamento del lavoro) e quella sul cosiddetto 'permesso unico', avanzate dalla Commissione europea che mirano a facilitare la migrazione di manodopera regolare. In questo contesto politico più ampio, la conferenza ha contribuito ad un dibattito sui diritti dei migranti irregolari. Basandosi sui risultati della ricerca della FRA, l'obiettivo della Conferenza è stato quello di sostenere le politiche e le azioni a vari livelli, per aiutare a difendere questi diritti nella pratica. Anche se la Conferenza non ha prodotto conclusioni formali, i risultati della stessa verranno riassunti e condivisi tra tutti gli attori partecipanti e contribuiranno al lavoro futuro della stessa Agenzia. I lavori della due giorni, si sono anche sviluppati, attraverso il lavoro di 4 gruppi di discussione, di cui vale la pena sintetizzare I risultati.
Gruppo di lavoro I: Diritti dei bambini accompagnati in situazione irregolare
I problemi che i bambini in situazione irregolare si trovano a fronteggiare sono stati spesso tenuti fuori dal dibattito politico. Eppure, essi sono esposti ad una tripla vulnerabilità - come i bambini, come migranti e come migranti irregolari - e sono dunque titolari di speciali diritti e protezione. I Paesi europei hanno legiferato in generale per il diritto all'istruzione, alla salute e all'alloggio dei bambini irregolari. Tuttavia, il livello dei diritti varia da paese a paese e spesso all'interno del paese. Politiche migratorie restrittive hanno a volte prevalso sulle politiche di protezione dell'infanzia. Inoltre, difficoltà di ordine pratico e discrezione a livello locale hanno spesso impedito ai bambini di accedere a tali diritti. Il gruppo di lavoro ha concluso che la mancanza di status giuridico di questi bambini interferisce con il loro accesso all'istruzione, alla salute e l'alloggio. Altri temi di discussione sono stati: l'uso della discrezionalità a livello locale, le sfide affrontate dai fornitori di servizi, registrazione delle nascite, la determinazione del miglior interesse a procedure di rimpatrio, la protezione dalla violenza e sfruttamento, ecc. Il gruppo si è concentrato su come identificare le sfide e la condivisione buone pratiche e su di una serie di azioni per affrontare le questioni più cruciali. Sono state anche fornite raccomandazioni per le azioni a livello locale, nazionale ed europeo.
Gruppo di lavoro II: Sfruttamento sul lavoro
I migranti in situazione irregolare sono a rischio di sfruttamento e abuso. Tipiche forme di sfruttamento includono salari bassi, orari di lavoro eccessivi, e difficoltà ad ottenere il risarcimento per incidenti sul lavoro. I lavoratori domestici sono ancora più vulnerabili allo sfruttamento, che include casi di abuso fisico e mobbing. A causa del loro status di irregolari, essi sono spesso invisibili agli ispettori del lavoro che non sono spesso in grado di ispezionare abitazioni private. Maggiori dunque le difficoltà di dimostrare i casi di abuso o di sfruttamento. Come tutti gli altri lavoratori, i migranti in situazione irregolare debbono avere accesso ai diritti fondamentali dei lavoratori, come le condizioni di lavoro sicure e dignitose, la retribuzione equa, l'indennizzo per infortuni sul lavoro e la garanzia dei periodi di riposo. Tuttavia, l'accesso alla giustizia per rivendicare tali diritti è di fatto ostacolato, a causa di difficoltà oggettive nel dimostrare un rapporto di lavoro e la paura di essere denunciati alle autorità d'immigrazione ed espulsi, se essi cercano di ottenere un legale risarcimento. C'è un alto rischio di impunità, anche nel caso di gravi violazioni dei diritti. Il gruppo di lavoro ha discusso su come migliorare l'accesso alla giustizia per i lavoratori migranti in situazione irregolare, sfruttati. Ci si è posti parecchie domande: Come si possono garantire condizioni di lavoro sicure e dignitose per i migranti, compresi quelli impiegati nel lavoro domestico, che sono in situazione irregolare? Come possiamo aumentare la consapevolezza dei diritti dei migranti irregolari?
Le organizzazioni della società civile, i sindacati e gli altri attori sono invitati a condividere la loro esperienza, aiutando gli immigrati irregolari nell'accesso alla giustizia. Il gruppo di lavoro si è anche posto il problema di come evitare che i migranti si astengano dal ricercare giustizia per paura di essere denunciati alle autorità di immigrazione.
Gruppo di lavoro III: La detenzione dei migranti irregolari
La detenzione è una maggiore interferenza con la libertà personale. Il fatto di essere in situazione irregolare non dovrebbe mai essere considerata un motivo sufficiente per la detenzione. Anche se la detenzione pre – espulsione non è di per sé una violazione dei diritti umani, lo può diventare. Ogni privazione della libertà deve quindi rispettare le garanzie che sono state create per evitare la detenzione illegale e arbitraria. I motivi che giustificano la detenzione debbono essere previsti dalla legislazione nazionale in modo chiaro ed esauriente. La detenzione, in ogni caso, dovrebbe essere effettuata nel rispetto delle norme procedurali o sostanziali, come previsto dalla legge. La detenzione dovrebbe essere utilizzata solo dopo aver esaminato se è davvero necessaria e giustificabile in ogni singolo caso. Qualora il diritto nazionale preveda la possibilità di detenzione per più di sei mesi, si dovrebbero anche stabilire delle garanzie per assicurare che la detenzione prolungata sia usata solo in casi estremi. Il gruppo di lavoro ha esaminato le condizioni che debbono essere cogenti perché la detenzione sia considerata valida. Si sono esaminati temi come il diritto al controllo giurisdizionale del provvedimento di trattenimento, che dovrebbe essere reso possibile in pratica. Il rimpatrio può essere raggiunto attraverso misure meno coercitive (rimpatrio volontario). Il gruppo di lavoro ha contemplato anche alternative alla detenzione, in particolare considerando le esigenze specifiche dei bambini.
Gruppo di lavoro IV: Soluzioni per irregolarità prolungata
Le situazioni di irregolarità protratta interessano un numero considerevole di immigrati in Europa, che finiscono per diventare indigenti. A volte la loro espulsione o rimpatrio è impossibile a causa di ostacoli tecnici o considerazioni umanitarie. Le autorità finiscono per accettare la loro presenza, di fatto o formalmente, mentre non viene garantito alcun diritto esplicito di soggiorno. Questo porta a situazioni di prolungato limbo legale, che si estende a volte per diversi anni. L’accesso ai diritti fondamentali dipende in larga misura dallo stato di migrazione amministrativa e dal grado di riconoscimento formale di residenza.
I casi di prolungato mancato rimpatrio ed il limbo legale conseguente, pongono nuove sfide particolari in termini di accesso ai diritti fondamentali ed alla sostenibilità.
Solo alcuni diritti sono garantiti a livello europeo. C'è anche una guida limitata sui modi di porre fine a situazioni di prolungata limbo legale. Questo potrebbe essere affrontato nell’ambito della direttiva sui rimpatri, per garantire che i diritti fondamentali delle persone non espellibili, siano rispettati. Il gruppo di lavoro ha esaminato i problemi che si presentano in termini di garanzia d’accesso ai diritti fondamentali per le persone che non espellibili e per mettere fine a situazioni di limbo giuridico.
Maggiori dettagli sulla conferenza sono reperibili su questo sito:
http://fra.europa.eu/fraWebsite/frc2011/about.html