 Dopo gli ultimi appelli del Capo dello Stato ad affrontare con urgenza la questione del riconoscimento della cittadinanza ai bambini nati in Italia da immigrati stranieri, sembra rivitalizzarsi l’interesse del Parlamento per una riforma della legge del 1992, quanto meno sulla questione posta dal Presidente della Repubblica.
Dall’inizio della XVI legislatura le proposte d’iniziativa parlamentare in materia di cittadinanza sono state ben 48: 15 sono quelle che la Commissione affari costituzionali della Camera ha preso in esame, ma poi sospeso dal 20 luglio 2010; 14 proposte non sono state ancora assegnate, come i 18 disegni di legge al Senato. Sul tavolo anche una proposta d’iniziativa popolare depositata in Cassazione. Da ultimo, il 23 novembre Ignazio Marino del PD ha depositato in Senato il disegno di legge “Modifiche della legge 5 febbraio 1992, n. 91, in materia di introduzione dello ius soli” firmato da altri 112 senatori del blocco PD, IDV, UDC, API. La proposta, il cui testo ufficiale non è ancora disponibile nel sito del Senato ma è reperibile nel blog di Ignazio Marino, si limita a modificare la lettera b) dell’articolo 1 della legge n. 91 del 1992. La norma, così riformulata, prevede che è cittadino per nascita: a) il figlio di padre o di madre cittadini; b) chi è nato nel territorio della Repubblica. Si tratterebbe del cd ius soli “secco”, condizione molto diversa da quella che fino ad ora è stata indicata dai fautori di una riforma volta a stabilire percorsi agevolati di cittadinanza per i minori stranieri, nati o giunti in Italia in tenera età, ma a condizione di essere figli di genitori regolarmente soggiornanti (entrambi o uno soltanto, lungo residenti o soggiornanti da almeno un anno) ed altri simili requisiti, tipo frequenza scolastica, a seconda degli orientamenti dei diversi proponenti. La strada indicata da Marino e dai 112 senatori, salvo interpretarla come mera provocazione, suscita serie perplessità in quanto potrebbe rivelarsi un rimedio peggiore del male. Infatti, se in contesti temporali, sociali o giuridici del tutto differenti dal nostro il principio dello ius soli “secco” è stato introdotto e mantenuto senza particolari contro indicazioni, oggi ammettere la sola nascita sul territorio italiano quale requisito sufficiente per ottenere la cittadinanza potrebbe costituire un forte impulso all’immigrazione clandestina ed un sicuro favore alla criminalità organizzata. Infatti, poiché la nascita di un figlio italiano comporta automaticamente l’immediata regolarizzazione dei genitori, e di norma anche dei parenti conviventi fino al secondo grado, ciò potrebbe incentivare la tratta di donne, invogliate o costrette a partorire in Italia, a meno che non si pensi di rimettere in discussione le garanzie che – giustamente - tutelano il nucleo familiare del cittadino italiano! Se, come crediamo, gli appelli del Capo dello Stato e quelli formulati dalle numerose campagne di sensibilizzazione sulla questione della cittadinanza ai minori meritano di trovare una rapida risposta da parte del Parlamento, non ci sembra questa la proposta più adeguata a raccogliere il necessario consenso. (Raffaele Miele) |